🛡️ Come proteggersi dai ransomware usando storage S3 come Cubbit
🎥 Approfondimento video: [SICUREZZA] – Difendersi dai ransomware con storage S3
Il problema che ho visto risolvere male più spesso
I ransomware cifrano i dati e chiedono un riscatto per sbloccarli — ma il vero disastro non è quasi mai la cifratura dei file di produzione, è scoprire che anche i backup sono stati cifrati perché erano raggiungibili dalla stessa rete compromessa. L’ho visto succedere: un backup che sembrava una rete di sicurezza si è rivelato inutile perché il malware aveva accesso in scrittura anche a quello.
Perché lo storage S3 con immutabilità cambia le cose
Molti provider di object storage compatibili S3 (inclusi provider italiani come Cubbit, oltre ai grandi player internazionali) offrono una funzionalità chiamata Object Lock o immutabilità: una volta scritto, un oggetto non può essere modificato o cancellato per un periodo di tempo che imposti tu, nemmeno da chi ha le credenziali di accesso. È la differenza tra un backup che può essere sabotato e uno che semplicemente non può esserlo, entro la finestra di immutabilità che configuri.
Questo è esattamente il principio alla base della strategia di backup a due livelli che uso e descrivo in dettaglio in un altro articolo di questo blog: separare nettamente i backup di recovery rapido da quelli di conservazione a lungo termine, entrambi su storage che il ransomware non può raggiungere e modificare come farebbe con un disco di rete montato.
La regola pratica che seguo
Uso una variante della classica regola 3-2-1 dei backup, con un’aggiunta pensata specificamente per i ransomware:
- 3 copie dei dati (originale + 2 backup)
- 2 supporti diversi (es. storage locale + cloud)
- 1 copia off-site, fisicamente o logicamente separata dalla rete principale
- 1 copia immutabile, che nemmeno un attaccante con credenziali valide può cancellare
Il punto su cui insisto sempre quando qualcuno mi chiede consigli su backup e sicurezza: un backup non testato è solo un’ipotesi di backup. Programma verifiche periodiche di ripristino effettivo, non fidarti solo del fatto che il job di backup “sia andato a buon fine” secondo i log.
Non dimenticare la superficie di attacco iniziale
I backup immutabili sono la tua rete di sicurezza, ma la prima linea di difesa resta sempre ridurre la probabilità che un ransomware entri: autenticazione multifattoriale ovunque sia possibile, aggiornamenti di sicurezza regolari, e formazione (anche solo il buon senso) contro phishing e allegati sospetti. La maggior parte degli attacchi che ho visto raccontare inizia da un endpoint compromesso, non da una falla esotica nell’infrastruttura.
In sintesi
Proteggersi dai ransomware non significa solo “avere dei backup” — significa avere backup immutabili, separati dalla rete di produzione e verificati regolarmente. Lo storage compatibile S3 con Object Lock è uno degli strumenti più accessibili per implementare questa protezione, sia in ambito aziendale che homelab.
👉 Nel video qui sopra vedo nel dettaglio come strutturo questa protezione con storage S3.
